LITYUS & ALASTAIR
*Okay, basta.*
Lityus si alzò dalla tavola, spazientito, mentre l'altro cretino continuava, con insistenza deleteria per le orecchie, a riempire di frasi eccessivamente mielose alternate ad altre un po' più normali gli altri due. Non proferì parola (a suo avviso, aveva parlato fin troppo, quel giorno), semplicemente se ne andò, senza preoccuparsi che gli altri due se ne accorgessero o meno.
Uscì in corridoio. Non aveva neppure voglia di vedere Aerius, per quanto strano. Era talmente irritato - ma Dio lo scampasse nel rivelare le sue emozioni - da tutte quelle chiacchiere così... futilmente inutili, che ogni possibile voglia di vedere il suo ragazzo era sfumata.
Iniziò a gironzolare, senza voglia.
Bene, non aveva ascoltato (ubbidito) il consiglio (ordine) di Marbleck. Era davvero difficile per lui stringere amicizia, però.
*Mi dirà qualcosa se mi becca da solo?* si domandò, riempendosi la bocca d'aria finché le guance non ricordarono terribilmente quelle di un criceto.
Camminò a passi lunghi, lenti, ignorando il mondo esterno. Ma la sua figura lunga e sottile fu notata da qualcuno.
*Una donna una donna una donna una donna...*
Alastair ripeteva da circa dieci minuti lo stesso articolo indefinito seguito dalla stessa parola. Mentre camminava con le mani in tasca, in un atteggiamento molto poco professionale - era a scuola da nemmeno un'ora e già aveva metà camicia aperta e fuori dai pantaloni e la giacca scura totalmente sbottonata -, si accorse di quel che gli parse una ragazza molto bella, con lunghi capelli azzurri, tutta sola. Le si avvicinò, aggiustandosi capelli e vestiti. Si annusò l'alito - aveva già messo in conto il bacio.
"Ciao... sei una matricola?"
Lityus - la "ragazza"- alzò lo sguardo: il biondo, più alto di lui di una ventina di centimetri, aveva appoggiato la mano ad un muro, bloccandolo, come faceva di solito Aerius.
"Sì...?"
"Alastair Nye, professore", si presentò, carezzandogli il volto.
"Sì...?"
Guardò le dita lunghe con la coda dell'occhio soffermarsi ECCESSIVAMENTE a lungo sulle guance candide.
"Beh, pensavo che magari ti sarebbe piaciuto fare un giro per la scuola, per ambientarti insomma..."
"No...?"
Il diciannovenne non comprendeva che il docente ci stava spudoratamente provando con lui - questo perchè fermamente convinto che Lityus fosse una ragazza... insomma, quel viso delicato, gli occhi grandi, le membra sottili... di certo non denunciavano una grande virilità.
"Perchè no?"
"Me lo farà fare dopo Aerius."
"Hai il ragazzo?"
"Sì...?"
"Beh, possiamo non dirgli nulla..."
"...scusi?"
Alastair aveva preso tra le dita un ciuffo di capelli azzurri, cominciando a lisciarla con l'indice.
"Dai! Ci sono cose che si possono nascondere benissimo al proprio ragazzo..."
*Che frase da Aerius*, pensò subito l'alunno. Effettivamente quello strano individuo aveva qualcosa di molto familiare... qualcosa da... "Marbleck". Il modo di parlare, forse, o di atteggiarsi...
O il fatto che ci stava provando con lui?
Quest'ultima ipotesi non si conteggiava, però: l'estrema, a volte irritante, ingenuità del più giovane non gli aveva consentito di comprendere le intenzioni dell'altro.
"Tipo questa..."
Il diciannovenne non fece in tempo a capire cosa Alastair intendesse, che quest'ultimo aveva preso possesso della sua bocca.
L'insegnante fece appena il tempo a carpirne il sapore - dolce, lieve, di menta - che l'alunno lo aveva respinto con tutte le sue forze - che, a onor del vero, molte non erano.
"Non ci riprovi più.", disse, fissandolo negli occhi.
"Aaah, che carine le ragazze che fanno resistenza!!" replicò divertito l'altro, senza capire la serietà con cui il "piccolo" lo guardava.
"...ragazze?"
Ecco, per l'ennesima volta lo avevano preso per una lei.
"Guardi che io non sono una ragazza..."
"Ma dai, non sminuirti così solo perchè sei piatta... hai ancora tempo di crescere!!"
"...sono un maschio."
"Per Dio!"
Nye riprovò a baciarlo, beccandosi questa volta una ginocchiata in mezzo alle gambe.
"...che violenta...", soffiò dolorante. "Mi piacciono le ragazze combattive..."
"...non sono una ragazza, e sono fidanzato..."
"E quindi?!" replicò, sorridendo, il biondo.
"...aiuto..."